Nell’ambito della psicoterapia cognitiva comportamentale la mindfulness ha acquistato sempre più rilevanza arrivando ad essere considerata un modello estremamente promettente e su cui investire sempre più ingenti risorse per la ricerca a livello internazionale. Questo perché l’innesto della mindfulness all’interno della terapia cognitivo comportamentale ha saputo accrescere i benefici del trattamento favorendo il mantenimento dei risultati e del benessere raggiunto. Permette di superare condizioni psicologiche complicate poiché favorisce quei cambiamenti nell’attività cerebrale che migliorano l’integrazione dell’emozioni. Ma vediamo cos’è e su cosa agisce

Che cos’è la mindfulness

Mindfulness significa consapevolezza, è la traduzione inglese della parola ‘sati’ che in lingua pali (l’antica lingua usata da Buddha per trasmettere i suoi insegnamenti) significa attenzione consapevole ovvero una consapevolezza intenzionale cioè nutrita con uno sforzo.

La pratica della mindfulness predispone la persona a prestare attenzione e ascolto alle proprie emozioni, sensazioni fisiche e pensieri accettandoli così come sono, senza giudizio nè paura. Ci si sforza non per cambiare i contenuti della nostra mente ma la nostra relazioni con essi.

L’introduzione della mindfulness in ambito medico è da attribuire agli studi condotti negli anni ’70 dal professore dell’Università del Massachussets Jon Kabat-Zinn il quale creò un primo protocollo per la riduzione dello stress e della sofferenza nei pazienti affetti da dolore cronico o malattie terminali. Il successo riportato dalla sperimentazione del dottor Zinn ha dato il via al perfezionamento e all’integrazione di nuovi ambiti di applicazione che si sono sviluppati in nuovi protocolli.

Applicazioni della mindfulness

In ambito clinico, la mindfulness ha condotto a un’evoluzione della c.d. terza generazione della terapia cognitivo comportamentale ed è stata potenziata in protocolli per affrontare e superare le depressioni recidive, le ricadute dalla dipendenza di alcol o droghe, i disturbi alimentari o i disturbi dell’umore post-partum. Questi protocolli sono ormai considerati metodi di efficacia scientificamente provata da tutta la comunità internazionale tanto che la mindfulness è ampiamente utilizzata anche in età pediatrica ed evolutiva ottenendo risultati effettivi nella riduzione dell’ansia, dell’iperattività e degli schemi ripetitivi tipici dell’autismo, ma anche nel favorire i bambini, senza particolari problematiche, a sviluppare le loro abilità sociali ed emotive.

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La psicologia dell’età evolutiva anche a Bologna utilizza già da tempo questi protocolli ottenendo risultati altamente soddisfacenti. L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) unita alla Mindfulness, permette alla psicologia infantile a Bologna di lavorare sulla flessibilità psicologica ed emotiva e prendere consapevolezza degli automatismi della mente che sono causa di sofferenza e isolamento.

Categorie: Psicologia

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